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Adriano Pompa

 

 

Massimo Lagrotteria was born in Lucerna (CH), in 1972.

Lives and works in Carpi - Italy.

HIS WORK

LAGROTTERIA, URGENCY OF LINGUISTIC REALITY

Massimo Lagrotteria is far removed from today's popular art forms which are often a little impersonal, sterile, and too cerebral, (but yet meet the tastes of fans who do not speculate on beauty?). The Carpi artist produces paintings often visibly animated by an urgent language that makes a clean sweep of any dissonance with reality, which is too often only slightly discernible by the audience elsewhere. For Lagrotteria then, the opposite is true. His subjects - portraits in this catalogue, especially of women and urban landscapes - approach the senses with an ease which is immediately perceptible, even if the poses and expressions of the figures, as well as the city's deserts, at first sight, have little to be shared with the viewer, having been created to be seen rather than to be "shared". It's the technical means, mostly oil on canvas or paper, that create the first emotional connection with the viewer because his paintings and drawings do not border on the purely academic, but at the same time are not too distant, in fact, from a natural awareness of reality. The latter, understood as stopping real life in an instant, has always been the beacon of Lagrotteria: a reality-reproduced, mediated, especially early in his career, from photographs taken by him or taken from old magazines that were used to produce faces and scenes in the paintings, then transformed into a reproduction of realistic 'real-life' bursts of private events such as travel or friendly meetings and amplified on the surface where they give birth to an iconography, now very wide, without the poses of figures sometimes twisted, sometimes prompting the Renaissance portraits, and views of the city where humans are almost completely absent and without enhancement. Lagrotteria certainly fits into that vein of important exponents of the new New Deal pictorial (which include major international artists like Marlene Dumas and Jenny Saville). Borrowed from twentieth-century greats of the past such as Freud and Bacon, it is on which too many critics demonstrate daily their lack of reflection, as many are in favor of elaborate theories which are sometimes not constructive and bizarre, but "fashionable" and mercantile. Fortunately, a great intellectual like Gillo Dorfles, remembered recently by scholar Vincenzo Trione, is helping to bring about 'the recovery of the mysterious strength of colour'. It is exactly this powerful return of the painting which is the main focus of Massimo Lagrotteria. The linguistic urgency of the artist now turns in the direction of sculpting, probably so he can begin to bring in a third dimensional awareness of reality.

Luppi Stefano

Modena, September 1st, 2010

LAGROTTERIA, URGENZA LINGUISTICA DELLA REALTA'

Massimo Lagrotteria è quanto di più lontano oggi vi sia da quella forma artistica asettica e un poco impersonale, perché troppo cerebrale, che va per la maggiore (ma ancora per quanto incontrerà i gusti degli appassionati che non speculano sulla bellezza?). Il pittore carpigiano produce dipinti spesso visibilmente animati da un'urgenza linguistica che fa tabula rasa di tante dissonanze con la realtà, troppo spesso altrove poco percepibili in termini profondi dal pubblico. Per Lagrotteria vale allora il contrario, i suoi soggetti - ritratti, soprattutto femminili, e paesaggi urbani - avvicinano i sensi con immediata facilità percettiva, seppur pose ed espressioni delle figure, nonché i "deserti" cittadini, abbiano a prima vista poco di condivisibile con chi guarda, essendo creati per essere guardati più che per essere "condivisi". E' proprio il mezzo tecnico, quasi sempre olio su tela o su carta, che crea il primo legame emozionale con chi osserva, perchè i suoi quadri e i disegni non rasentano l'accademismo puro, ma al tempo stesso nemmeno sono troppo distanti, appunto, da una naturale presa di coscienza della realtà. Quest'ultima, intesa come dato verificabile di ogni giorno fermato in un attimo, è sempre stata il faro di Lagrotteria: una realtàriprodotta, mediata, soprattutto nei primi anni di carriera, da immagini fotografiche, da lui scattate o prelevate da vecchie riviste, che gli servivano per elaborare visi e scene nei dipinti, poi trasformata in riproduzione di realtà-reale vissuta, lampi di episodi privati, come viaggi o incontri amichevoli, poi amplificati sulla superficie dove danno vita a una iconografia, ormai molto ampia, fatta di figure dalle pose a volte contorte e a volte richiamanti la ritrattistica rinascimentale, e da scorci di città dove il dato umano è pressoché assente e comunque assolutamente accessorio. Lagrotteria si inserisce senz'altro in quel filone di importanti esponenti del nuovo New Deal pittorico (all'estero annovera artisti di grande importanza come Marlene Dumas e Jenny Saville), mutuato da grandi del passato novecentesco come Freud e Bacon, sul quale ancora troppi critici ogni giorno danno prova di scarsa riflessione, molti a favore come sono di elaborate teorie a volte poco costruttive e cervellotiche, ma "modaiole" e mercantili. Per fortuna un grande intellettuale come Gillo Dorfles, lo ricordava di recente lo studioso Vincenzo Trione, sta contribuendo a riportare la barra a favore del «recupero della carica misteriosa del colore». E' proprio questo ritorno potente della pittura-pittura la stella polare di Massimo Lagrotteria. L'urgenza linguistica dell'artista ora si volge anche in direzione della plastica, probabilmente per lui dunque inizia a essere impellente la necessità di portare nella terza dimensione la sua presa di coscienza del reale.

Stefano Luppi

Modena, 1 settembre 2010

 
     
 
 
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