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IN-QUIETE

Gioco di parole che ben si adatta alle sue creature, ferme eppure frementi, sono esseri che nascono da una natura anomala, vivono in un'atmosfera lontana ed incollocabile spazialmente, non rispecchiano la realtà eppure le sono intimamente legati.
Quello che l'artista vuole esprimere è una consapevolezza legata al nostro mondo in cui il concetto di crescita è imperante in ogni ambito e settore.
La sua volontà è quella di tessere le lodi della solitudine che aiuta a ritrovare se stessi, anche attraverso un percorso di valorizzazione del contatto con la natura, per lei unica chance di salvezza. 
La Ruggieri servendosi di tecniche diverse ci immerge nelle sue narrazioni. I racconti che vediamo non sono conclusi, ma sono piuttosto imput che l'artista ci dà perchè possiamo compiere un viaggio fantastico attraverso queste visioni.
In un presente in cui vivere significa consumare un numero illimitato di oggetti e di beni, smarrendo i significati che essi hanno per la nostra esistenza, occorre ritrovare il senso rituale ed emancipatorio che possedeva il viaggio, così ci accorgeremo di come, indipendentemente dallo spazio e dal tempo impiegato per compierlo, il viaggio più autentico è, quello per attraversare i labirinti dell'anima e portare nella vita e nella memoria cosciente le immagini indelebili del proprio panorama interiore (liberamente tratto da "Le stanze dell'anima" di Marco Dallari,2002).
Le creature della Ruggieri sono in-quiete, difficili, perchè stanno compiendo il loro viaggio e lo stanno facendo da sole, perchè "La vita è fatta di piccole solitudini" (Roland Barthes, La Camera chiara, 1980).
Ed è proprio nella solitudine che matura la loro originalità, la loro bellezza strana e un po' in-quietante, la loro poesia.

Chiara Messori

 

 

   
   
 

 

 
 
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